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Una vita sussurrata…

Mi sembra di essere lì, accanto a Giulia Di Marco o meglio suor Partenope, in quella chiesa mentre racconta la sua tormentata vita. Un libro ricco, generoso e mai noioso, ci permette di scoprire l’u6622443niverso intimo di una donna speciale e anche uno squarcio nella società di Napoli prima e Roma poi di inizio ‘600.
Spiritualità e carnalità vanno di pari passo in questo romanzo da cui emergno spunti di riflessione assolutumante ancora attuali e non risolti anche dopo alcuni secoli.
Un libro che secondo me ha due ritmi differenti, molto intenso e “galoppante” nella prima parte e più lento e riflessivo nella seconda, forse a voler rispecchiare l’età della protagonista? Non ne sono sicura e sinceramente ho apprezzato soprattutto la prima parte del testo.
Io, Partenope è il primo romanzo di Vassalli che ho letto e ho certamente voglia di leggere gli altri, ho apprezzato il suo modo di scrivere e di descrivere in modo approfondito la personalità dei personaggi.

Sebastiano Vassalli, Io, Partenope, Rizzoli, 2015.

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Oggi ti consiglio in biblioteca…

Ecco i consigli delle nostre volontarie presso la Biblioteca Comunale di Codevilla:

Maria Andrea consiglia questo mese… 5753_Ilgustoproibitodellozenzero_1260546471

Jamie Ford, Il gusto proibito dello zenzero e tutti i libri di Federica Bosco

Giulia consiglia…

Fred Vargas, Nei boschi eterni;

Salman Rushdie, Due anni, otto mesi e ventotto notti;

Daniel Pennac, Abbaiare stanca.

Già letti? Da segnare in agenda?

…in ogni caso, buona lettura!

 

 

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Zerocalcare

Dopo un mesetto di latitanza ritorniamo con le recensioni e le interviste degli autori che ci piacciono.

Il 2 luglio ci sarà la proclamazione del vinictore del Premio Strega 2015. Attualemente sono stati selezionati 12 candidati e nelle prossime settimane, uno alla volta, conosceremo meglio chi sono questi scrittori italiani e cosa ci raccontano.

Iniziamo da un autore speciale che un po’ a sorpresa proprio perché così anticonformista è diventato negli ultimi tempi davvero popolare e conosciuto. Stiamo parlando di Zerocalcare e pubblichiamo una parte dell’intervento su di lui dal sito Recensionilibri.org

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Zerocalcare, all’anagrafe Michele Rech, classe 1983, esordisce come fumettista all’età di 28 anni, cioè nel 2011, quando pubblica la sua prima opera, La profezia dell’Armadillo, edita da Bao Publishing. Fin qui, possiamo attenerci allo stile rigoroso che qualunque incipit di qualunque autobiografia richiede. Se però vogliamo calarci un po’ di più nel personaggio, è ovvio che dobbiamo cambiare registro tout court. Perché Zerocalcare non ha nulla che possa essere considerato “convenzionale”. Per farvi un’idea: nonostante pratichi uno dei mestieri più cool del momento, il fumettista, lui chiama le sue creazioni “disegnetti”. Bella prova di umiltà per uno scrittore/illustratore che si ritrova quest’anno tra i 12 finalisti del Premio Strega!

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RecensioniLibri.org incontra Zerocalcare

untitled (2)Che effettivamente è quello che ho potuto ben comprendere quando l’ho incontrato alla presentazione del suo ultimo libro, Dimentica il mio nome, il 26 febbraio scorso a Palermo. Mi sono trovata davanti una personalità molto forte, che crede nei suoi ideali e fa di tutto per portarli avanti in una società che, a suo parere, è fatta di semplificazioni e gente che prende le scorciatoie.

Una sorta di ribellione celata, la sua, ed espressa tramite la forma forse più potente che c’è: la carta stampata. Una necessità di esprimere il suo pensiero che lo accompagna ormai da qualche anno, precisamente dal 2001, quando ha partecipato al G8 di Genova; in quell’occasione, che oggi definisce lo spartiacque della sua vita, Michele ha capito di voler diventare Zerocalcare e di avere voglia di passare la vita a raccontare storie.

Zerocalcare: GiPi e la sua influenza su di me

Ad accompagnarlo nel suo nuovo percorso, un’altra grande voce del fumetto italiano: GiPi, da cui si sente molto influenzato, più che ispirato, e con il quale ritiene di avere un “rapporto malato”.

Proprio dopo aver letto Unastoria, capolavoro di GiPi, anch’esso candidato al Premio Strega lo scorso anno, Zerocalcare ha deciso di iniziare lavorare a Dimentica il mio nome. Si tratta di un’opera che, come la maggior parte delle sue, nasce da una condizione autobiografica; ma questa volta il coinvolgimento emotivo è stato così profondo da richiedere un’intensa collaborazione anche con la madre, per applicare dei filtri alla realtà che altrimenti sarebbe apparsa troppo nuda e cruda: “abbiamo fatto un G2, io e mia madre, per capire cosa raccontare e cosa no”, ha affermato. In realtà, si è trattato di mettere insieme delle idee che gli frullavano per la testa già prima delle sue storie meno recenti; semplicemente, quando ha capito di avere abbastanza materiale, e aggiungeremmo abbastanza forza per farlo, si è cimentato nell’impresa. Pienamente riuscita, a quanto sembra.

Le opere

Ma sarebbe sbagliato ridurre la carriera di Zerocalcare solo a Dimentica il mio nome; altre opere sono state pubblicate prima di esso, e nuovi progetti hanno preso vita dopo. Tra le pubblicazioni precedenti, ricordiamo La profezia dell’Armadillo (2011, ed. Bao Publishing), Un polpo alla gola (2012, ed. Bao Publishing), la raccolta di estratti del suo blog Ogni maledetto lunedì su due e Dodici.

Tra i progetti successivi, invece, la collaborazione con il settimanale Repubblica, per il quale ha pubblicato quest’anno due inserti: Con il cuore a Kobane, reportage della sua esperienza vissuta nella cittadina posta sul confine siriano; e il recentissimo La città del decoro, sei pagine incentrate sulla sua città di origine, Roma, e su temi di attualità quali appunto il degrado e il decoro che la riguardano molto da vicino. Nonostante si tratti di opere disegnate nel corso di ben quattro anni, esse presentano sempre gli stessi rassicuranti tratti distintivi di Zerocalcare: disegni perlopiù in bianco e nero, rappresentazione dei suoi personaggi sotto forma di animali, e l’immancabile Armadillo, “animale sociopatico per eccellenza” che è un po’ l’alter ego di Michele e pertanto il migliore amico di Zerocalcare nei suoi fumetti.images

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Tratto dal sito: http://www.recensionilibri.org/2015/05/zerocalcare-incontro-ravvicinato-con-il-fumettista-del-momento.html

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Demetrio Duccio, L’interiorità maschile – le solitudini degli uomini

L’uomo: l’indocile, il predestinato, l’innocente, la sentinella, lo scriba, il sognatore, il poeta, l’eremita, il pilota d’alianti, il seduttore svogliato…conosciamo davvero i nostri uomini? Sarà possibile capirli certamente un poco di più dopo aver letto il libro L’interiorità maschile- le solitudini degli uomini del professore Duccio Demetrio edito da Raffaello Cortina pubblicato nel 2010.

Un libro sugli uomini, ma non maschile: educare la propria interiorità, scoprire il valore della solitudine e affidare alle donne il compito di condurre i propri compagni a intraprendere questo nuovo percorso sono alcune delle tematiche di cui si occupa l’autore nel suo ultimo lavoro editoriale.

Il professore Duccio Demetrio utilizza i simboli e le allegorie dei miti e delle leggende per affrontare temi inusuali e affascinanti che sfatano lo stereotipo degli uomini meno riflessivi e poco inclini al confronto con la sensibilità femminile.

Duccio Demetrio è professore ordinario di Filosofia dell’educazione presso l’Università Bicocca di Milano ed è fondatore e direttore scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari che organizza percorsi formativi di scrittura autobiografica e biografica oltre a seminari e gruppi di studio relativi al tema della scrittura.

Demetrio è autore di numerosi saggi tra i quali: Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Ascetismo metropolitano, Elogio dell’immaturità, Filosofia del camminare, La vita schiva, Scritture erranti. Dall’autobiografia all’autoanalisi, Album di famiglia. Scrivere i ricordi di casa.

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Guido Conti, Il volo felice della cicogna Nilou

Il volo come metafora di conquista di libertà e identità, è il tema del romanzo Il volo felice della cicogna Nilou di Guido Conti che, neanche a dirlo, inizia con il racconto di una favola che una mamma alla sua piccola, per metterla in guardia sui pericoli della vita:

«Il sole, al tramonto, illuminava il nido costruito sopra la ciminiera di una fabbrica di mattoni. Nel nido mamma cicogna guardava la sua piccolina. L’aveva chiamata Nilou, come una principessa d’Oriente. […]Nilou era una gran chiacchierona. «Mi racconti la favola della volpe e della cicogna?».Mamma cicogna cominciò a raccontare: «Questa è una favola antica. La volpe invitò a cena la cicogna e per prendersi gioco di lei le servì del brodo in un piatto largo. Mentre la volpe lo bevve facilmente, la cicogna col suo becco tentò più volte, inutilmente, rimanendo a bocca asciutta. La cicogna non disse nulla, ma pochi giorni dopo ricambiò l’invito. Per cena preparò una gustosa zuppa di carne tritata che servì in un fiasco lungo e stretto. Il becco della cicogna ci passava senza difficoltà, invece il muso della volpe non riusciva a entrarci. Mentre la volpe leccava invano il collo di quel fiasco la cicogna, mangiando, rideva.»«È una storia buffa» disse Nilou dal becco nero.«Non devi prendere in giro nessuno e non devi fidarti di nessuno. È una legge della vita: il male torna sempre indietro. Quando voleremo verso la nuova casa, questo insegnamento ti sarà utile.»«E il bene?» chiese Nilou.La madre ebbe un attimo di esitazione, poi disse: «Anche quello.» […]»

 nilou
In questo incipit è racchiuso tutto lo svolgimento e il senso del libro di Guido Conti, che si inserisce a pieno titolo nella categoria dei romanzi di formazione, dedicato tanto agli adulti quanto ai bambini e arricchito dai disegni dell’autore più vicini alla pittura che all’illustrazione, e che non si ferma alla prima parte della vita, ma procede dandole senso e forma, sostanza e significato, raccontando il farsi dell’intero suo ciclo.
La piccola cicogna Nilou non ha mai conosciuto il suo papà ma ogni notte ha sentito risuonare il canto d’amore della mamma per il compagno volato via un giorno dal loro nido e mai più tornato. Ora tocca a lei spiccare il volo e conoscere il viaggio e la migrazione, ma Nilou ha paura di volare, ha la vertigine di quell’enorme vuoto che si spalanca sotto di lei.
La mamma si farà carico di sostenere le sua fragilità dandole modo do tentare e ritentare fino a quando non sentirà quel gesto, quel librarsi, come parte fondativa della sua identità alla quale non potrà sottrarsi di aderire pienamente.
Nilou è eccitatissima all’idea di partire verso quel Paese lontano, la terra dei grandi alberi, l’Africa immensa. Ma non immagina neanche quello che vivrà, con le ali come unica arma e salvezza: l’ebbrezza del volo, l’angoscia della solitudine, la paura del nemico. E ancora lo stupore degli incontri e la malinconia degli addii, la gioia trepidante dell’attesa e la dolcezza del ritorno.
Il volo felice della cicogna Nilou, non potrà che essere amato dai lettori de Il Piccolo Principe, de Il gabbiano Jonathan Livingston, de La gabbianella e il gatto, e di tutti quei racconti sapienzali che fanno della vita un punto di arrivo che si decide alla partenza, si perfeziona nel volo, si svela nell’intuizione, si fortifica nelle avversità e si alimenta di saggezza e di doni imprevisti. Quella vita autentica che si dà a noi soltanto quando la vogliamo con tutte le nostre forze.
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Iwasaki Mineko, Storia proibita di una geisha

storia-proibita-di-una-gheishaRecensione tratta da BIBLIOTECAGIAPPONESE.IT

Designata da Oima, la padrona della okiya, sua unica erede,Mineko già dalla più tenera infanzia si impegna per raggiungere il sucesso: come racconta in dettaglio, le sue giornate sono scandite dall’intenso studio della danza e della musica, dalle fatiche domestiche e da esercitazioni continue in tutte quelle arti (quali la calligrafia e la cerimonia del tè) che un giorno la renderanno una perfetta geisha. Il carattere combattivo e la tenacia la spingono anche a battersi per i diritti e la dignità delle geiko, malgrado attorno a sé cresca l’ostilità scatenata dalla sua bellezza.

Consacrando la vita alla danza – unica attività capace di alleviare il dolore per l’allontanamento dai genitori e le sofferenze causatele delle rivali -, in virtù della sua grazia e della sua caparbietà, la ragazza diviene un’invidiabile maiko e, poco tempo dopo, la geisha più desiderata e ricca di tutto l’arcipelago nipponico. Ma la vera felicità è ancora lontana e il destino riserva per lei dei colpi di scena.

Pagina dopo pagina, la Iwasaki ci conduce a Kyoto tra i vicoli di Gion (il distretto delle geisha per eccellenza), nelle ochaya (letteralmente le stanze del tè, sedi dei banchetti con gli ospiti), nel cuore dei matsuri (festival tradizionali) e nelle camere più intime delle okiya, in cui le artiste possono
finalmente essere semplici adolescenti che scherzano tra loro o attendono impazienti il vero amore. Oltre a farci sorridere con buffi aneddoti (in cui, a dire il vero, i reali inglesi non danno il meglio di se stessi), Mineko ci svela con dovizia di particolari le consuetudini e i trucchi del suo mestiere, tenuti segreti per intere generazioni, alternando una narrazione romanzesca a una più saggistica e tecnica, senza mai perdere vigore.

Alla fine del libro, è impossibile non  lasciarsi sfuggire un sospiro di rimpianto per qull’universo incatevole e distante: con l’animo colmo delle notti di Kyoto, sorridiamo al pensiero che in fondo esso possa nascondersi appena dietro le nostre palpebre abbassate, proprio lì dove nascono i sogni.

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Umberto Eco, Storiadelle terre e dei luoghi leggendari

Alzi la mano chi non si è mai interessato a miti leggendari come Atlantide o la ricerca del Sacro Graal. Secondo me tutti lo abbiamo fatto. Peccato che la nostra sia un’era in cui è estremamente facile abbindolare le gente con teorie che non stanno in piedi soltanto per fare audience; mi riferisco a programmi come Voyager e Mistero, tanto in voga negli ultimi anni umbero ecoma fonte di una disinformazione a livelli plateali. Ho sempre pensato che, visto che l’argomento del paranormale attira tutti noi come api al miele, se ne parlasse una persona autorevole, o che almeno sappia di cosa sta parlando, sarebbe stata una conquista. E chi meglio del grande Umberto Eco? Un uomo che ha fatto della cultura lo scopo della sua vita e che qui decide di indagare scientificamente e logicamente sui alcuni temi caldi di cui si parla ancora al giorno d’oggi.

Il modo in cui lo ha fatto è poi uno spettacolo per la mente e per gli occhi. Dategli un’occhiata la prima volta che andate in libreria: innanzitutto vi colpirà per il peso, dovuto all’uso di una splendida carta patinata, subito dopo per le splendide immagini e quando lo avrete comprato e iniziato a leggere non vi staccherete più.

Eco lo ha suddiviso in tanti capitoli quanti sono i luoghi leggendari di cui vuole parlare: dai luoghi della Bibbia alla corte di re Artù, da misteriosi mondi sotterranei a Utopia, dai luoghi dell’Odissea all’Eldorado, dal paradiso terrestre alle teorie naziste e così via. Ogni capitolo inizia con una sorta di analisi formulata in modo semplice e scorrevole che si basa su ogni tipo di fonte utilizzata dall’autore: da autori classici a studiosi moderni. A fine capitolo un’antologia dei testi citati ci offre la possibilità di entrare davvero nel mondo delle fonti utilizzate da Eco attraverso poemi epici, diari, scritti personali, pubblicazioni e articoli.

La vera meraviglia però sono le immagini che ci accompagnano in questo viaggio: splendidi affreschi, pagine di volumi antichi, statue ormai dimenticate ma anche locandine di film e fotografie moderne. Una gioia per gli occhi. Per questo vi consiglio di procurarvi la versione cartacea che rende sicuramente mille volte di più rispetto all’e-book (se vi spaventa il prezzo cercatela in biblioteca!).

Non vorrei anticiparvi la chicca finale di questo splendido volume ma è così esaltante che non posso non accennarvi qualcosa: l’ultimo capitolo è dedicato ai luoghi dei nostri romanzi preferiti che, forse, nella nostra testa sono anche più reali di tanti altri luoghi leggendari.

♫♪ …And the Great Cold Death of the Earth – Agalloch

E spesso l’oggetto di un desiderio, quando il desiderio si fa speranza, diviene più reale della realtà stessa.

Recensione di Legger_Mente

http://leggermenteblog.wordpress.com